tecnica: tempera, china e un paio di bugie ben dette che portarono me tra le mani di Giulia e questi quadri nella sua tesina per un esame di storia dell’arte all’università di Urbino.sono stati realizzati su tovagliette della mensa di Urbino incollate su fondi di cassetta della frutta.
a lei, Giulia, servivano almeno una decina di quadri sui piedi in genere, le dissi che li avevo. mentii ma in due giorni ne inventai otto.
cornice: pezzi di bancale marsigliese.
collezioni private sparse (Cattolica, Torino, Freiburg e Berlino) me ne restano 3, credo.
uno andò perduto nel 2008, lo regalai a Matteo, che lo voleva proprio, ma lo dimenticò in stazione a Pesaro.
i quadri vennero presentati all’esame con le seguenti precisazioni:
- piedi di pane 1 – la prospettiva non rende l’idea.
- piedi di pane 2 – la sua geometria compositiva è falsa.
- piedi di pane 3 – senso forte e scontato di bidimensionalità.
- piedi di pane 4 – è tutto più o meno esatto.
- piedi di pane 5 - la prospettiva è sbagliata.
- piedi di pane 6 – la sua rappresentazione è un torto all’oggettività.
- piedi di pane 7 – vuota sensazione di profondità.
- piedi di pane 8 – sono effettivamente due piedi destri, errore mio.
l’esame fu un successo per Giulia, la professoressa S. Cuppino si congratulò per la sua analisi originale e scrupolosa ma diede a me del deficiente.
storia vera.
era il 2007.









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